OCCLUSIONE E POSTURA, L’INTERRELAZIONE – L’articolo del nostro studio sulla rivista Sanissimi di dicembre 2013

L’IPOTESI CHE UNA MALOCCLUSIONE POSSA RIPERCUOTERSI SULL’EQUILIBRIO POSTURALE È AVVALORATA DA MOLTE TESI. PER QUESTO IL RUOLO DEL DENTISTA DIVENTA BASILARE.
LA PAROLA A DOMENICA BOZZI ED ELIO MARINARO

L’ottenimento del massimo confort occlusoposturale deriva da un connubio di mezzi e tecniche all’avanguardia, ma anche dall’unione
d’interventi odontoiatrici multidisciplinari. I disordini posturali a seguito di un’occlusione sono infatti quadri patologici molto frequenti e non solo in età pediatrica.

«A un’epidemiologia piuttosto elevata – spiega la dottoressa Domenica Bozzi che insieme al dottor Elio Marinaro opera presso il proprio studio odontoiatrico a Bari – spesso seguono sia un inquadramento diagnostico incompleto, sia un trattamento piuttosto sommario. Ne consegue che molti casi “borderline” non vengono approfonditi e molti altri sono addirittura considerati nell’ambito della normalità».

Molto spesso è proprio il contributo interpretativo del dentista a mancare. «Il dentista – spiega il dottor Marinaro – può svolgere un ruolo determinante nel sottolineare piccoli difetti distrettuali che potrebbero essere considerati, se scorporati dal quadro generale, insignificanti o “normali”. L’ipotesi che una malocclusione possa ripercuotersi sull’equilibrio posturale è avvalorata dall’esistenza di rapporti anatomici e funzionali intimi tra cranio, mandibola, muscoli masticatori, vertebre cervicali e sistema nervoso. Basta osservare inoltre il decorso clinico e la risposta terapeutica delle alterazioni psico-fisiche che possono accompagnare problematiche a carico della colonna vertebrale e degli arti, cefalee ed emicranie, disturbi visivi, otalgie, acufeni e vertigini, parafunzioni (serramento notturno, bruxismo, deglutizione atipica) e affaticamento psicofisico», nonché la frequente sovrapponibilità dei risultati ottenuti mediante metodiche strumentali, fra le quali la pedana posturostabilometrica computerizzata occupa un ruolo di primaria importanza.
È importante in ogni caso sottolineare come l’assenza di sintomatologia in un soggetto con malocclusione non escluda la presenza di alterazioni posturali. «In questi casi – riprende la dottoressa Bozzi – le alterazioni possono venir evidenziate da un attento esame clinicostrumentale. Le problematiche occlusali associate a disordini posturali di più frequente riscontro sono le malocclusioni scheletriche, le latero-deviazioni mandibolari, la deglutizione atipica e il bruxismo; alcune di esse non sempre sono primarie, ma indotte da trattamenti odontoiatrici errati. In ogni caso, l’ortodontista che corregge la sola malposizione dentale, si comporta come l’ortopedico che pretende di correggere gli atteggiamenti scoliotici o il cedimento dell’arco plantare senza domandarsi se stia davvero rimuovendo una patologia o piuttosto sottraendo al paziente un’indispensabile sistema di compenso». Nei soggetti con problematiche occlusali è importante pertanto compiere un corretto iter diagnostico.

«Si parte – spiega il dottor Marinaro – con un’anamnesi generale e seguono un’anamnesi stomatognatica, un esame intraorale, un esame occlusale, statico e dinamico, un esame posturale, prove semeiologiche, esami strumentali prettamente correlati alle problematiche occlusali ed esami strumentali per la valutazione della postura».

Nell’iter diagnostico è comunque fondamentale una collaborazione reciproca, a seconda dei casi, tra vari specialisti. «A seconda dei casi – sottolinea la dottoressa Bozzi – è necessaria la cooperazione tra l’ortodontista, lo gnatologo, il protesista, l’implantologo, il parodontologo, l’endodontista nonché il pediatra, l’ortopedico, il fisiatra, il fisioterapista, l’osteopata, l’oftalmologo, l’otorinolaringoiatra, il vestibologo, il logopedista e lo psicologo che operino nel rispetto reciproco delle proprie competenze.

Da un punto di vista strettamente ortodontico la terapia si avvale dell’impiego di bite e di apparecchi ortodontici. Il posizionamento di un bite di svincolo rappresenta spesso il primo momento terapeutico. Esso, oltre a ridurre e spesso eliminare la sintomatologia clinica del paziente, riesce a riprogrammare la corretta postura mandibolare in previsione di una successiva stabilizzazione dell’occlusione con gli altri mezzi definitivi».

Un altro valido supporto è rappresentato dal trattamento rieducativo posturale globale. «Quest’ultimo – conclude il dottor Marinaro – laddove vi siano chiari rapporti occluso-posturali, deve sempre precedere e/o affiancare una riabilitazione orale, avvalendosi d’interventi odontoiatrici multidisciplinari per l’ottenimento di risultati ottimali»

di Matteo Grandi

Di seguito l’articolo integrale estratto dalla rivista Sanissimi di dicembre 2013 – Golfarelli editore.

Articolo postura in odontoiatria – Sanissimi dicembre 2013